Storia di una innovazione di frontiera, la silicon veneto

6 MAG 19
Ultimo aggiornamento: 00:13 | 7 MAG 19
Immagine di Storia di una innovazione di frontiera, la silicon veneto
Per due secoli, il Veneto con la Repubblica di Venezia è stato la più grande potenza commerciale d’Europa, ed è da lungo tempo sinonimo di imprenditorialità. Il suo tessuto produttivo, intersecato in un’alta specializzazione nei settori più tradizionali, oggi si trova di fronte a un’ulteriore sfida, quella tecnologica. E’ una sfida più complessa di quello che sembra: dal settore agricolo a quello manifatturiero le tante aziende venete a conduzione famigliare parrebbero refrattarie al cambiamento. Il Veneto, lontano dai grandi centri di sviluppo tech italiani ed europei, non sembra terreno fertile per l’innovazione. Eppure basta percorrere la regione per capire che infinite realtà sono in fermento. Secondo un rapporto del ministero dello Sviluppo economico con Infocamere e Unioncamere pubblicato alla fine dell’anno scorso, il Veneto è la quarta regione d’Italia per la presenza di startup innovative. Ce ne sono 858 in tutta la regione, e anche se il dato è ancora lontano alle oltre 2.000 della Lombardia, è in crescita. Delle dieci province italiane a maggiore “densità innovativa”, inoltre, il Veneto ne piazza ben tre: Padova, Rovigo e Verona. Anche l’occupazione ne ha risentito in positivo: i nuovi posti di lavoro creati nel 2018 sono 25 mila, di cui molti under 35. I settori innovativi hanno contribuito in maniera importante. La Regione Veneto sta lavorando molto per generare innovazione, e vuole investire in strategie digitali secondo le necessità del territorio locale. Il suo intento l’ha scritto nell’Agenda Digitale 2020. Tre gli obiettivi: aumentare il vantaggio competitivo delle imprese, ridurre la disoccupazione e ridefinire il rapporto del cittadino con la pubblica amministrazione. Il modello operativo è sempre sviluppato tramite bandi regionali e l’ultimo, del 19 marzo di quest’anno, mette a disposizione dei Comuni 7 milioni di euro. La volontà è quella di finanziare proposte in grado di aggregare più amministrazioni comunali per creare Innovation hub e palestre digitali che sviluppino nuovi servizi e offrano percorsi formativi per diffondere competenze di nuova generazione.
Ma è soprattutto l’impresa privata il vero motore della Silicon Veneto, e qui il panorama dell’innovazione è molto variegato. Si passa dalle piccole startup a grandi aziende d’establishment che hanno deciso di investire e rischiare nella grande trasformazione digitale, fino ad aziende che magari hanno il loro quartier generale in altre regioni, ma che al Veneto hanno deciso di affidare alcune tra le loro attività più innovative.
A Tessera, accanto all’aeroporto di Venezia, Leonardo (ex Finmeccanica) assembla gli elicotteri NH90. Sono elicotteri particolari e molto avanzati, usati per attività di protezione delle coste o delle navi contro minacce superficiali o sottomarine, che vengono usati anche per trasporto di personale, come ad esempio il trasferimento delle forze speciali contro il terrorismo. Mentre le diverse componenti dell’elicottero vengono da fornitori esterni, dai partner del progetto come Airbus, Leonardo ha sviluppato e progettato il software usato per la plancia di controllo e la componente dell’albero di trasmissione, creando un mezzo in cui la plancia di controllo è totalmente elettronica.
Cominciamo a vedere un primo pattern: alcuni giganti italiani, pur non provenendo dal Veneto, hanno deciso di investire sul territorio per la produzione di mezzi innovativi.
In tutt’altro settore anche Generali Italia ha deciso di fare lo stesso. Proseguendo un po’ più nell’entroterra, a Mogliano Veneto, Generali ha aperto nel 2017 il suo Innovation Park, vale a dire il luogo deputato dall’azienda alla ricerca di nuove soluzioni per un’industria storica. Rappresentazione fisica dell’Innovation Park sono sei “casette” tematiche, costruzioni di stile siliconvalleyano in cui si sviluppano prototipi in breve tempo e si possono vedere in una simulazione di showroom le tecnologie utilizzate, come le ricerche sulla robotica. “La nostra ambizione è quella di essere partner di vita delle persone in tutti i momenti rilevanti. Cerchiamo di farlo anche grazie a innovazione e tecnologia sia nei servizi per i clienti sia all’interno dell’azienda”, dice al Foglio Innovazione David Cis, coo di Generali Italia. L’azienda ha un piano che prevede un investimento di 300 milioni di euro in un triennio.
A Mogliano Veneto, Generali Italia cerca di incubare alcune aziende e startup ad alto tasso innovativo che possano consentirle di iniettare innovazione nel settore. I sistemi di domotica e i sistemi di monitoraggio dello stile di guida e di sicurezza nelle automobili sono chiaramente uno dei principali filoni di sviluppo, ma non solo. Generali collabora con aziende innovative che utilizzano robotica e intelligenza artificiale per migliorare la fisioterapia dopo i traumi, e nel campo della prevenzione medica studia assieme a startup dei sistemi, per esempio, per fare il controllo dei nei sulla pelle mediante machine learning. La parte interessante è questa: buona parte di queste aziende viene dal Veneto.
Una delle espressioni principali del territorio è chiaramente data dalla sua vocazione agricola. In Veneto, l’agricoltura non è affatto immune all’innovazione tecnologica. Ci può aiutare a capirne il perché Heico Koch, ceo e fondatore di Trademachines, un’azienda che si occupa di commercio online di macchinari agricoli. “La domanda di attrezzature da lavoro di nuova generazione, agricolo o edile, è in forte aumento, data l’esigenza di rinnovarsi per rimanere competitivi. Ciò comporta quindi uno spostamento verso le vendite online, che dà al settore agrario una nuova vita. Per rispondere a questa nuova tendenza abbiamo introdotto nuovi servizi accanto al semplice annuncio pubblicitario, e forniamo consulenza strategica di marketing digitale, dal seo (Search Engine Optimization) al restyling dei siti”. Per quanto apparentemente paradossale, l’idea degli agricoltori veneti che fanno seo è una realtà.
L’analisi degli utenti della piattaforma mostra come siano i giovani a essere più sensibili e reattivi alle nuove tecnologie. Soprattutto, si è notato che, specificatamente al settore agricolo, c’è una tendenza di richiesta di macchinari che permettono il monitoraggio delle colture con l’impiego di droni, e l’automazione di alcuni processi con robot agricoli che si occupano di semina o diserbo. Un’altra caratteristica d’interesse è la dotazione di gps sui trattori: questo sistema fornisce la possibilità di programmare il percorso da compiere, consentendo il risparmio di tempo e carburante.
Ecco un altro pattern: settori storici che riescono a innovarsi non mediante la cosiddetta disruption, ma mediante un’applicazione ragionata e votata all’utile della tecnologia.
Un’altra eccellenza del territorio è il comparto manifatturiero, dove il Veneto occupa una posizione favorevole per la quota d’imprese innovatrici. Un chiaro esempio è la Benetton, azienda apparentemente low tech che di recente ha acquisito il controllo diretto del canale ecommerce per svilupparlo e adattarlo alle esigenze di un’esperienza globale di acquisto ed è diventata un modello interessante di gestione smart della logistica nel suo centro di distribuzione a Castrette di Villorta, in provincia di Treviso. Il centro è stato ampliato tra il 2007 e 2009 e ora occupa circa 30 mila metri quadrati e dispone di 46 macchinari di nuova generazione con avanzate tecnologie che permettono anche un risparmio energetico fino al 30 per cento. L’intero processo viene monitorato 24 ore su 24 all’interno di una sala di controllo, da uno o due operatori con un sistema che fornisce una rapida visione per l’individuazione dei problemi.
Alcuni elementi di criticità tuttavia restano, a dimostrazione che la regione ha un bisogno notevole di investire sulle nuove industrie. Secondo il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile 2018, il Veneto è, nel settentrione d’Italia, una tra le regioni che esercita meno attrattività tra i neolaureati e tra i laureati con buone esperienze lavorative: nonostante l’alta qualità delle università e l’altissima qualità del tessuto produttivo, spesso le aziende faticano a trovare talenti, e una delle soluzioni migliori è proprio investire pesantemente sull’industria più innovativa, quella capace di dare prospettive e slancio al territorio.
Si occupano della costruzione di una cultura dell’innovazione esperienze ormai consolidate come H-Farm, un acceleratore di startup nato nel 2005 che nel tempo si è trasformato in fornitore di servizi digitali per aziende in Italia e all’estero, in un centro di formazione d’eccellenza sulle nuove tecnologie e in un ecosistema in cui la trasformazione digitale delle aziende viene accompagnata passo passo. H-Farm ha investito in oltre 120 startup e dà lavoro a più di 650 persone. Da Roncade in provincia di Treviso, dove ha il suo campus, H-Farm è diventato un esportatore netto di tecnologia e cultura dell’innovazione.
Un lavoro simile lo fanno i Fablab, per i quali il Veneto è ai primi posti in Italia. I Fablab sono laboratori per la manifattura digitale, attrezzati con stampanti 3D e tagliatrici laser, che aiutano le aziende del territorio a fare un passo in più quando hanno bisogno di macchinari avanzati per produzioni innovative. In Veneto, grazie a un bando regionale, i Fablab sono decine (più che in Lombardia), sono intersecati con il tessuto produttivo e forniscono un servizio vitale alla piccola e media impresa. Inoltre, fanno attività evangelizzatrice per quanto riguarda i temi fondamentali dell’innovazione, costruendo pian piano la Silicon Veneto.
Stefania Nicolich